rodisio

STORIA DI UNA FAMIGLIA

percorso di formazione teatrale per
un’educazione al gusto

 

un progetto a cura di Manuela Capece e Davide Doro

 

con il sostegno di
Carte Blanche – Festival Volterrateatro 07
Teatro Spazio Reno – Comune di Calderara di Reno (Bologna)

 


 

Il progetto Storia di una famiglia è stato necessario per la costruzione dello spettacolo Storia di una famiglia (e delle cose di ogni giorno).

Il progetto è pensato per i bambini delle classi elementari, gli insegnanti e i genitori.

Si lavora con tutti partendo dalla tavola.
Si cerca a tavola il cibo, quel cibo discusso, tanto discusso da diventare spesso responsabile di tutto.
Poi, sempre a tavola, si alzano gli occhi dal piatto, dalla tovaglia e dai bicchieri,
e si trova tutto il resto.
La famiglia.
E lì comincia il lavoro.

Chiediamo a tutti di mettere in scena la propria famiglia.
Viene dato un tavolo e le sedie.
Si cercano i gesti della tavola, le parole e i silenzi.
I bambini nel loro gioco preferito, recitare, rappresentano quello che tutti i giorni si ripete, da sempre, anche da prima di loro.
C’è un ritmo incalzante, a tavola, vicino alla tavola, nei prolungamenti della tavola.
Ci concentriamo su questo ritmo che decide i tempi, tutti i tempi, anche il tempo della cena.
Un ritmo perfetto che tiene tutti i componenti della famiglia pronti a scattare, ad ogni nuova cosa da vivere, ad ogni nuovo pasto da inghiottire.

La ritualità del teatro può dunque essere strumento per ricordare la ritualità della tavola.
Occorre riscoprire e approfondire il concetto del cibo non soltanto come soddisfacimento di un bisogno, ma come mezzo di comunicazione tra le generazioni.
Occorre educare al gusto.
Occorre imparare il gusto dell’attesa.
Il momento di sedersi a tavola, e mangiare.
Un’attesa preziosa e piena.
Piena di tavole da apparecchiare, di mani che si sporcano e si bagnano da guardare, di latte e di uova da toccare, di storie da ascoltare.

Nel corso di questa ricerca, proprio nella rielaborazione, nel rivedere il quotidiano, il tanto accaduto in fretta, ci siamo presi un tempo.
Chiediamo le parole.
Chiediamo una ricetta.
Chiediamo a tutti di fotografare la propria tavola apparecchiata.
Con tutta la famiglia seduta a tavola oppure no.
Chiediamo della mamma e del papà.
Chiediamo di fare come la mamma e come il papà.
Chiediamo di dar vita ad un personaggio e di farlo con tutto il corpo. Con i gesti.
Cominciamo proprio da quelli della tavola, amplificati, ripetuti, eccessivi, dall’impugnatura del cucchiaio al fare scarpetta e all’inzuppare.
E tra tutti i gesti, cerchiamo il posto dello sguardo mentre si mangia.

 


 

Il progetto

Il progetto si sviluppa in un ciclo di incontri dove si propongono esercizi e giochi, pratiche necessarie allo sviluppo di una coscienza del sé e degli altri, si accompagnando i bambini in un vero e proprio percorso d’improvvisazione teatrale.
Attraverso il lavoro, fatto d’esplorazione e d’immedesimazione, si vuole leggere la realtà, quella vista da loro, quella imposta dagli adulti, dal mondo, da diversi punti di vista, ricercando nel loro immaginario le molteplici soluzioni e possibilità per arrivare ad una conoscenza più profonda di noi e di ciò che ci circonda.

Un tavolo e tre sedie – il lavoro con i bambini

Che cosa si mangia?
Chi c’è?
Come è apparecchiata la tavola?
Che cosa dice la mamma?
Che cosa dice la tv?
E tu che cosa dici?
Le regole?
Quali sono le regole?
In quanti modi ci si può sedere a tavola?
Che cosa si può fare e cosa no?
Qual è la tua giornata faticosa?

La tavola narrata

Chiediamo ai bambini di interpretare un personaggio, così come si chiede agli attori.
I personaggi che cerchiamo sono quelli seduti intorno alla tavola all’ora di cena, di solito la mamma e il papà.
Così i bambini si calano nei panni di coloro che ogni giorno osservano meticolosamente, rubano parole, toni di voce e gesti.
Partendo dalle descrizioni e dai racconti della cena di bambini ed adulti, si arriva poi a lavorare, con le improvvisazioni, sulla ripetizione, l’esagerazione, la deformazione ed il ritmo.
È un lavoro d’attore quello che si propone ai bambini, agli insegnanti e ai genitori.
Questo lavoro permette a tutti di entrare in contatto con le dinamiche quotidiane della propria casa, del proprio nucleo familiare, con passione e con un coinvolgimento profondo.
Ma soprattutto il lavoro è costantemente accompagnato dalle risate, di tutti, bambini e adulti, risate leggere e liberatorie, risate di condivisione.
C’è come un’ironia istintiva, un divertimento leggero che rende lieve un lavoro profondo.

Questo ci permette di raccogliere, con la stessa passione, parole, immagini, silenzi ed incominciare a capire cosa c’è veramente intorno a quel tavolo.

Quando pensiamo alla nostra famiglia, a quante persone pensiamo?
Pensiamo ad una giornata particolare?
Pensiamo ad un giorno di festa?
Pensiamo a tutti i giorni, quelli tutti uguali?
Pensiamo alle parole prima di dormire?
A cosa pensiamo, quando pensiamo alla nostra famiglia?

Ci chiediamo quanta famiglia serve, quanta ne sia indispensabile, quanta ce n’é.
E poi ci chiediamo dove va a finire tutto il bene che c’è.
E se per caso avessimo bisogno di più persone a cui dare bene, da cui prenderne.
Se fosse così, basterebbe la famiglia?