WONDERFUL WORLD
a ciascuno la sua utopia
a cura di Manuela Capece e Davide Doro
Non conosco più storie.
Vi muovete, vi muovete, non smettete di agitarvi.
Non sapete stare seduti, fumare una sigaretta tranquillamente, trovare un momento il mondo normale, e starci dentro normalmente.
Si direbbe che qualcuno vi insegua, vi scuota, vi pesti i piedi.
Si direbbe che qualcuno accanto a voi vi impedisca di dormire.
A volte mi viene la voglia bizzarra di abbaiare, tirare fuori una pistola e sparare lì dentro.
Mi viene la voglia bizzarra di rompere i vetri, di saltare dalla finestra e correre fuori finché qualcuno si trovi sulla mia strada, qualcuno da prendere per il braccio e da scuotere un po’, per fargli perdere quell’aria stupita, qualcuno di cui appropriarsi per una sera, qualcuno da toccare, da sentire, qualcuno a cui dire: non aver paura.
Io ho rotto tutti i vetri e sono saltato dalla finestra.
Cercate di descrivere la società migliore in cui vivere.
Sarà povera o ricca?
La vita scorrerà tranquilla?
Quante religioni ci saranno?
Una?
Molte?
Nessuna?
Prevarranno i piaceri o le attività intellettuali?
O cos’altro?
Quale sarà l’atteggiamento nei confronti della morte?
L’arte sarà importante nella vita della gente?
Esisterà l’imbarazzo o la sicurezza farà da padrona?
Esisteranno gli sbalzi d’umore?
Ci si ricorderà delle cose brutte?
Per sempre si potrà pensare e dire?
Si soffrirà ancora di solitudine?
E di depressione?
E di obesità?
E di claustrofobia?
E d’impotenza?
Ogni persona avrà un proprio orto?
Ci sarà una destra e una sinistra?
Che cosa si farà per gli sbarchi clandestini su gommone?
E per il buco dell’ozono?
E per la cellulite?
Ci sarà ancora la pena di morte?
Cercate di descrivere la società migliore in cui vivere.
Più acqua o più terra?
Più cicale o più formiche?
Bionde o brune?
E le rosse?
Esisteranno le case di riposo?
E i canili?
Per strada ci si stringerà la mano?
Ci si bacerà?
O cos’altro?
Ogni bambino avrà un padre e una madre?
Ci sarà un sistema d’informazione personalizzato?
Ritorneranno i punk?
I dandy?
I sindacati?
I sognatori?
A tavola esisteranno ancora i silenzi?
Prevarrà la memoria o l’oblio?
L’illusione o la disillusione?
Il rimorso o il rimpianto?
Il rock’n’roll o la world music?
Cercate di descrivere la società migliore in cui vivere.
Ci s’ammalerà?
Ci si suiciderà?
Si dormirà tranquilli?
La parola desiderio avrà ancora significato?
E la parola rivoluzione?
E la parola passione?
E la parola trasgressione?
E la parola utopia?
E la parola?
Il progetto Wonderful World – a ciascuno la sua utopia è una riflessione.
Si vive in uno stato di perenne meraviglia.
Ci si fa poche domande.
Si fanno poche domande.
Non si domanda chi è che prende le decisioni, chi ci guadagna, chi ci rimette, perché questo è si e questo è no.
Tutte le mattine ci si sveglia, si fa colazione e si va a lavorare, in macchina.
L’abitante di questo mondo meraviglioso è comodo, non fa fatica, si sente attivo, è un idealista, è un intellettuale, è viziato, è pessimista, è generoso, è democratico, è ubbidiente, è sano, è informato, è romantico, è sensibile, è stressato, è critico, si sente creativo, ha molti interessi, è annoiato, è realista, è parsimonioso, ama la tecnologia, rispetta le tradizioni, è credente, è ansioso, è ottimista.
Ha il privilegio dell’immobilità e di un’abbondanza di informazioni trasformate in sentito dire.
Si vive un tempo di passioni tristi, di opinioni in libertà, di caos non interpretato, mal interpretato, banalizzato
Ogni utopia è destinata al fallimento.
Questo progetto vuole essere una semplice ammissione di responsabilità.
Abbiamo scommesso sulla società della felicità e non siamo mai stati così tristi.
Si confondono facilità e felicità, che in effetti sembrano parole fatte apposta per essere confuse.
La comodità è felicità, nell’era della non fatica.
Lo smarrimento è profondo.
Ci si domanda, cosa succede?
O meglio, che cosa succede nell’insieme a cui si appartiene?
Possiamo cessare di pensarci come individui e pensarci invece come insieme?
Possiamo smettere di identificarci con la somma degli elementi che compongono la massa?
C’è un non luogo che fa sì che le cose siano.
Si è scelto di lavorare sulla parola UTOPIA, una parola scomoda, lontana e difficilmente concretizzabile.
La richiesta fatta a tutti coloro che, con diverse modalità, hanno partecipato al progetto è stata quella di rendere questa parola concreta, vicina e realizzabile.
La ricerca di questo luogo che fa si che le cose siano, di un’utopia personale ed onesta.
Ovviamente una contraddizione in termini.
Ed è per questo che si continua a cercare.
Il progetto è stato realizzato a Parma con il coinvolgimento di diverse realtà cittadine, dalle scuole materne agli istituti superiori, dal campo nomadi della città ad un gruppo di giovani non professionisti dai 15 ai 25 anni, e il Teatro delle Briciole di Parma.
Il coinvolgimento, intorno alla parola utopia di tante realtà differenti, è stato possibile in un progetto che nasceva con l’obiettivo di collegare tante costole indipendenti.
Si è voluto così sottolineare un lavoro importante che ha attraversato la città di Parma in due anni di lavoro.
Recensione: Esito Wonderful World, storie di personali utopie
(…)Ciascuno dei protagonisti rivendica un’utopia mancata («cerchi con lo sguardo uno un po’ più debole di te, e quando l’hai trovato gli urli addosso») e la grida al pubblico, che si trova di fronte un universo caotico ma armonico di microcosmi in evoluzione creativa. Lo spazio pullula di giovani attori il cui agire indipendente s’interseca con quello degli altri in assoli o dialoghi –astratti, ma personalissimi, intimi, calati nella società, puntando il dito contro riti e luoghi comuni, ipocrisie e cinismi –nati da cinque mesi di lavoro sull’improvvisazione e il movimento sotto la guida di Davide Doro e Manuela Capace. Due giovani, a loro volta, la cui carriera artistica ha già raggiunto importanti risultati e soprattutto una precisa identità stilistica. (…)
(Claudia Olimpia Rossi, Gazzetta di Parma, 24 aprile 2006)