rodisio

STORIA DI UNA FAMIGLIA
(e delle cose di ogni giorno)

 

di Manuela Capece e Davide Doro

con Beatrice Baruffini, Davide Doro, Consuelo Ghiretti

luci e suono Deborah Penzo

per bambini dai 7 anni e per tutti


Premio per 'miglior risultato artistico'
della Giuria del Centro Assitej in Serbia e
Grand Prix della Giuria al VI Tiba Festival
14 giugno 2008, Belgrado (Serbia)

Premio della giuria popolare di Festebà 2008
(Teatro Festival Estate Bambini, Ferrara
)


una produzione della compagnia RODISIO

con il sostegno di

Carte Blanche – Festival Volterrateatro
Teatro Spazio Reno Comune di Calderara di Reno (Bologna)

 

un ringraziamento particolare ai bambini e alle insegnanti della classe IV B
della Scuola Elementare Statale Pilo Albertelli di Parma

e a Federico Toni – Tracce di Teatro d’Autore

 


 

Dove vanno i sogni la mattina?
Vanno a scuola o per i prati a farsi i fatti loro
Dove vanno i sogni la mattina?
Più li insegui e più van lontano
Dove vanno i sogni la mattina?

(Sergio Endrigo)


Allora,
C’erano un uomo e una donna.
L’uomo che è molto romantico e ci sa fare, porta la donna in un bel ristorantino.
Mangiano ad un tavolino a lume di candela e bevono del vino rosso.
Poi l’uomo tira fuori un regalo.
Lei fa gli occhi a forma di cuore e lui fa il sorriso da scemo.
Poi si baciano e poi si sposano.
E poi come coronamento del loro sogno d’amore arriva una bella bambina.
Bionda, simpatica, piena d’energia, molto sveglia, tenace, sempre attiva e molto, molto, molto intelligente.
Così, quelli che erano solo un uomo e una donna, diventarono ben presto un bel papà e una bella mamma.
Una famiglia insomma.

E tutto, va come deve andare.
E quindi, tutto va bene.

È la storia di una famiglia come tante.
O forse no.
È la storia di una mamma, di un papà e di una bambina.
Che ci fanno entrare a casa loro.
Ancora di più.
Nella loro cucina.
Ancora di più.
A tavola!
E a tavola li guardiamo vivere.
Li guardiamo nella loro bella vita piena.
Li guardiamo a tavola, perché quando si mangia non si mente.
O forse si.

Lo spettacolo è il frutto di un lavoro realizzato con alcune classi elementari e medie inferiori che hanno partecipato al progetto di formazione teatrale Storia di una Famiglia.
Abbiamo lavorato con i bambini partendo dalla tavola.
Abbiamo cercato a tavola il cibo, quel cibo discusso, tanto discusso da diventare spesso responsabile di tutto.
Poi, sempre a tavola, abbiamo alzato gli occhi dal piatto, dalla tovaglia e dai bicchieri,
e abbiamo trovato tutto il resto.
La famiglia.
E lì è cominciato il lavoro.

Abbiamo chiesto ai bambini di mettere in scena la propria famiglia.
Abbiamo dato loro un tavolo e le sedie,
Abbiamo cercato i gesti della tavola, le parole e i silenzi.
I bambini nel loro gioco preferito, recitare, hanno rappresentato quello che tutti i giorni si ripete, da sempre, anche da prima di loro.
La famiglia che abbiamo trovato non si ferma mai.
Vive, vive tutta insieme, vive tanto intensamente da non perdersi nemmeno un secondo di vita.
Una dopo l’altra le cose di ogni giorno.
Cose da mangiare, cose di ogni giorno da inghiottire come se non ci fosse il tempo per masticare.
Come se per poter fare tutte le cose che ci sono da fare, fossimo obbligati a divorarle le cose.

Una bella vita piena, dunque.
Così piena che a volte sembra che non ci sia niente.
Così piena che la stessa cucina sembra scomparire.
Così piena che sembrano scomparire i piatti, i bicchieri, tutto.
Addirittura, anche il gusto sembra scomparire d’un tratto.
Rimane solo la tavola e le tre sedie.
E la famiglia, certo.
Perché la famiglia rimane.
E la cerchiamo nel tutto intorno alla tavola, in quel tutto complicato e immenso che si ripete da sempre.

Quando pensiamo alla nostra famiglia, a quante persone pensiamo?
Pensiamo ad una giornata particolare?
Pensiamo ad un giorno di festa?
Pensiamo a tutti i giorni, quelli tutti uguali?
Pensiamo alle parole prima di dormire?
A cosa pensiamo, quando pensiamo alla nostra famiglia?

Ci chiediamo quanta famiglia serve, quanta ne sia indispensabile, quanta ce n’é.
E poi ci chiediamo dove va a finire tutto il bene che c’è.
E se per caso avessimo bisogno di più persone a cui dare bene, da cui prenderne.
Se fosse così, basterebbe la famiglia?