WONDERFUL
Volevano la vita eterna
di Manuela Capece e Davide Doro
con Beatrice Baruffini, Giada Melley, Martino Bonardi,
Andrea Lesignoli, Sara Zanella
una produzione compagnia RODISIO
con il sostegno di Tracce di Teatro d’Autore
Teatro delle Briciole Teatro Stabile d’Innovazione
Spettacolo Finalista Premio Scenario 2005
Premio Stefano Casagrande Miglior Spettacolo
Festival Loro del Reno 2006
Teatri di Vita
Wonderful - volevano la vita eterna è una piccola apocalisse domestica.
È un monologo a quattro voci.
Quattro giovani attori al loro debutto sul palcoscenico.
Quattro personaggi si muovono, senza paure alcune, in uno spazio pieno, troppo pieno.
Una splendida sala da pranzo ad ospitare la meravigliosa esistenza dei quattro protagonisti.
I gesti, i sorrisi, i corpi sono allargati, portati ad un’estrema finzione.
Si mostra una realtà alterata, succhiando al quotidiano, verità e materia viva.
Lo spettacolo si svolge nel corso di una cena, dove non c’è niente da mangiare e, quando si solleva un bicchiere, non c’è niente da bere.
Si toglie la verità al cibo e alle piante che ornano la sala da pranzo.
Un realismo esasperato, artefatto, costringe il lavoro degli attori in luoghi comuni e ripetuti.
Un cinico déjà vu li sacrifica.
La carne lascia il posto alla plastica.
Il movimento alla fissità.
Il respiro all’apnea.
Lo scarto tra la finzione imposta agli attori e la loro palese fatica, in un lavoro di resistenza fisica e concentrazione, diventa una poesia piccola, quasi impercettibile.
Consideriamo poesia i respiri ultimi, in cui si sbriciola una risata che durava da troppo tempo per essere vera.
Wonderful - volevano la vita eterna nasce da una ricerca durata due anni, che ha attraversato alcune delle opere teatrali di Harold Pinter.
In particolare tre testi, The Birthday Party, Celebration e Party Time, sono stati necessari per arrivare alla costruzione dello spettacolo.
È il teatro di Pinter che, come lui stesso dice, rifiuta l’impegno come elemento di predeterminazione, che ci affascina e ci chiama.
Il suo fastidio per qualunque preesistenza di una tesi, sia morale che politica, che condividiamo.
Ed è proprio nell’intervallo che si estende tra il riconoscersi cittadini responsabili, contro qualunque attentato alla dignità umana, e la volontà di utilizzare lo strumento teatro per esibire il dissenso, che scopriamo la libertà creativa di un teatro che si batte senza la costrizione di una definizione.
Suggeriti da Pinter poniamo l’accento sulle pause, tra le parole, così che le parole stesse, poche ed essenziali, vengano influenzate dalle varie forme, dai vari significati dei silenzi che le ornano.
Ci riconosciamo nell’affermazione dello scrittore inglese che vuole che i personaggi acquistino maggiore presenza proprio nei silenzi.
Wonderful - volevano la vita eterna è la metafora di un solo meccanismo, quello della Violenza che insidia, minaccia, oltraggia l’individuo, a cui rimane la sola possibilità di nascondersi sotto le parvenze di una villana mansuetudine.
Non c’è riparo, dunque, nemmeno tra le mura domestiche, dove la furia oppressiva si trasforma, prende altre forme, si fa ironica, di un’ironia acre e dolorosa.
C’è una sofferenza palpabile, schietta nella sua finzione, nel tentativo di non apparire.
È proprio in questo tentativo, vano, commovente, talvolta disperato che il lavoro dell’attore si concentra.
C’è una distanza da colmare, uno spazio da riempire, tra il corpo innaturale, compresso, costretto, e l’arrendevolezza di una voce che chiama “A tavola”.
È un vuoto che non ha fame di cibo, ma si nutre golosamente di dubbi, incertezze, dolore.
All’attore viene chiesto di riempire questo vuoto.
Sono disperati i tentativi di placare la violenza che fugge al controllo del corpo di plastica, che solo un attimo prima sorrideva pacato.
La casa si fa gabbia, la tavola da pranzo assiste immobile alla distruzione.
I corpi vivono in uno stato di perenne meraviglia, direttamente proporzionale ad un meno consapevole stato di fragilità.
Inzuppati in un blando pensare democratico.
Poche le domande.
Tutte le mattine i corpi si svegliano, fanno colazione e vanno a lavorare, in macchina.
E poi ai corpi viene fame e allora mangiano. E sono fortunati perché vivono in un paese dove il cibo è accessibile a tutte le ore del giorno e della notte e chiede solo di essere addentato in ogni occasione.
Sono corpi comodi, che non fanno fatica, si sentono attivi, idealisti, intellettuali, viziati, pessimisti, generosi, democratici, ubbidienti, sani, informati, romantici, sensibili, stressati, con molti interessi, annoiati, amano la tecnologia, rispettano le tradizioni, sono corpi credenti, ansiosi, ottimisti.
Questi corpi vivono un tempo di passioni tristi, di opinioni in libertà, di caos non interpretato, mal interpretato, banalizzato.
Hanno il privilegio dell’immobilità e di un’abbondanza di informazioni trasformate in sentito dire.
Ogni utopia è destinata al fallimento.
C’è solitudine in quello sguardo.
I corpi fluttuano tutti con la stessa dolorosa leggerezza.
Si sfiorano, si tollerano, gli uni con gli altri.
Si negano al contatto.
Bisognerà attendere una crepa, bisognerà resistere nell’attesa di una spaccatura, di un meccanismo che si inceppa.
Allora i corpi, non più costretti alla sobrietà, non più compressi in un’immagine stampata, smetteranno di tollerarsi.
Allora, verrà ripagata l’attesa, la sofferenza, la costrizione diventerà preludio alla libertà, alla verità.
Lo scarto tra la finzione imposta agli attori e la loro palese fatica, in un lavoro di resistenza fisica e concentrazione, diventa una poesia piccola, quasi impercettibile.
Poesia i respiri ultimi, in cui si sbriciola una risata che durava da troppo tempo per essere vera.
Gli attori di Wonderful – volevano la vita eterna, sono tutti alla loro prima importante esperienza teatrale.
Tournée
17 e 18 marzo 2006 - Teatro delle Briciole – Teatro al Parco – Parma
28 luglio 2006 - Festival Volterrateatro 2006 XX anno – Volterrra
settembre 2006 - L’Arlecchino Errante – Pordenone
10 dicembre 2006 – Zoom Festival – Teatro Studio (Scandicci)
14 e 15 dicembre 2006 – Loro del Reno – Teatri di Vita (Bologna)
9 febbraio 2007 – Tracce di Teatro d’Autore – Pieve di Cento (Bologna)